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dall’XML alla carta, nel tuo browser

Come aprire un file .p7m

Apri il lettore e trascinaci il file. Non serve installare niente, non serve registrarsi, e il file non viene caricato da nessuna parte: resta sul tuo computer.

Che cos’è un file .p7m

Non è un formato di documento: è una busta. Dentro c’è la fattura elettronica in XML, e attorno una firma digitale che certifica chi l’ha emessa. Il nome del file lo dice già: IT01234567890_00001.xml.p7m — due estensioni, una dentro l’altra, che significano esattamente questo: un XML, chiuso dentro una firma.

Ma dentro non c’è per forza un XML. Il .p7m è una busta e basta: ci si può firmare qualsiasi cosa, e i .pdf.p7m girano parecchio — contratti, verbali, perizie. Lo dice il nome, guardando l’estensione che sta prima del .p7m: se c’è .xml dentro c’è una fattura elettronica, se c’è .pdf c’è un PDF. Qui si aprono le buste che contengono una fattura; per le altre il programma dice cosa ha trovato invece di lasciarti a indovinare.

Windows non lo apre perché non conosce quel tipo di busta, e a doppio clic non succede niente o si apre il programma sbagliato. I programmi che vengono consigliati di solito — DiKe, ArubaSign, File Protector — servono soprattutto a firmare i documenti: fanno il loro lavoro, ma è molto più di quello che serve a chi ha ricevuto una fattura e vuole soltanto leggerla.

Cosa succede quando trascini il file

La busta viene aperta, l’XML che contiene viene letto e mostrato impaginato come una fattura di carta: chi la emette, chi la riceve, le righe di dettaglio, il riepilogo IVA, i totali e le condizioni di pagamento. Da lì lo stampi in PDF, scegliendo fra cinque modelli, oppure lo esporti in CSV.

Tutto avviene nel browser: la busta non viene caricata da nessuna parte, e dopo la prima fattura aperta, se stacchi la rete, continua a funzionare. È una promessa che si può verificare — le pagine dichiarano al browser di non poter parlare con nessun altro indirizzo.

Due cose però partono, ed è giusto dirle: un conteggio anonimo verso il nostro stesso indirizzo, una parola sola come «visita», «letta» o «stampata», senza niente della fattura e senza niente di te; e un suggerimento, solo se sei tu a scriverlo. Il conteggio serve a sapere se lo strumento viene usato, ed è spiegato per esteso nelle note legali.

La firma non viene verificata

Va detto chiaro, perché è la cosa che un lettore di fatture non fa: la busta viene aperta solo per leggere quello che contiene. La firma digitale garantisce chi ha emesso il documento, e per controllarla davvero serve un programma di verifica della firma digitale. Il documento fiscalmente valido resta il file originale che hai ricevuto: quello che ottieni qui è una rappresentazione leggibile, comoda da consegnare a chi la deve vedere. E stampare non è conservare: l’originale va conservato a norma per dieci anni, in digitale — un raccoglitore di fogli non assolve quell’obbligo.

Se hai molti file

Si possono trascinare una cartella intera o un archivio ZIP, anche con archivi dentro archivi, e file misti: .xml, .p7m, .xml.p7m, e anche file senza estensione, perché il contenuto viene riconosciuto dai byte e non dal nome. Le fatture escono in elenco, i duplicati vengono riconosciuti — lo stesso documento arriva spesso sia in XML sia in .p7m — e con un comando si scarica uno ZIP con un PDF per ogni fattura, più il CSV delle testate per la quadratura col gestionale.

Se un file è rotto o non è una fattura, gli altri escono lo stesso: quello finisce fra i messi da parte, con scritto il motivo.

Domande che arrivano spesso

Il file .p7m non si apre nemmeno qui

Capita con i file scaricati a metà o rovinati. Prova a riscaricarlo dall’area riservata dell’Agenzia o dalla PEC, e non rinominarlo: il nome originale contiene il codice fiscale di chi trasmette e il progressivo, e ti serve a ritrovarlo. Se il problema resta, scrivici.

Posso aprire anche le ricevute dello SdI?

Le ricevute di consegna, le notifiche di scarto e i file di metadati vengono riconosciuti e messi da parte con il loro nome, perché non sono fatture. Se una fattura è stata scartata, la tabella degli errori dell’Agenzia spiega cosa significa il codice, e il correttore serve a rimettere a posto il file senza rifarlo da capo.

Funziona da telefono?

Sì, e sul telefono conviene usare il pulsante per scegliere il file invece del trascinamento. Il risultato è lo stesso.

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